Preghiera
Celebriamo il Mistero di Cristo
con l’Eucaristia e la Liturgia delle ore
La comunità monastica delle Benedettine di Viboldone,
situata alle porte della grande metropoli ambrosiana,
cerca di perseguire una vita autentica a partire dalle sue sorgenti:
“radunata dalla potenza del Vangelo, rigenerata dall’Eucaristia”
(dalla Premessa delle Costituzioni del Monastero).
Nella coscienza di avere ricevuto per grazia la luce della fede
aspira a disporsi come dimora ospitale a partire da alcuni tratti ritenuti costitutivi.
Inserita nella tradizione spirituale del monachesimo benedettino la Comunità delle Benedettine di Viboldone radica le sue prime origini nel 1936, a Montefiolo e presso le catacombe romane di Priscilla, attorno alla madre Margherita Marchi (1901-1956). L’intuito che animava le prime sorelle era la ricerca di un monachesimo femminile ispirato alle origini cristiane.
Il primo nucleo di 27 sorelle, pellegrino attraverso gli sconvolgimenti degli anni del secondo conflitto mondiale, approdò a Viboldone il 1° maggio 1941.
La Comunità ricevette riconoscimento di aggregazione dalla Confederazione Benedettina nel marzo del 1966. Anche il Card. Arcivescovo G. B. Montini, grazie alla sua tenace opera di pastore, riconobbe ufficialmente la stabilità della Comunità monastica benedettina a Viboldone, ritenendo opportuno costruirvi un edificio monasteriale più adeguato alla numerosa presenza monastica.
Viboldone ritrovava così la sua originaria destinazione «di borgo monastico».
Il secolo XX ha così visto la «rinascita» della vita monastica in un luogo che dal 1773 per dispaccio imperiale ne decretava la chiusura – per più di un secolo e mezzo – era stato forzatamente abbandonato dai monaci.
Come non domandarci, all’inizio di questo XXI secolo, il senso di questo insediamento alle porte della grande città?
(cfr. C.M. Martini, Un Monastero alle porte della città, 1999 Vita e Pensiero).